BISANZIO
E IL MEDIO EVO
In
un ultimo tentativo di ristabilire su basi unificate
l'Impero, una volta sconfitto l'imperatore d'Oriente,
Costantino trasferì nel 330 d. C. la capitale
a Bisanzio, chiamata per l'occasione Costantinopoli:
conseguenza diretta di ciò — peraltro specchio
della grande crisi istituzionale dell'Impero
d'Occidente, incapace ormai a resistere tanto
alle spinte disgregatrici interne, quanto alla
pressione delle popolazioni barbariche —fu il
progressivo decadimento politico e culturale
di Roma, ormai ridotta al rango di città di
provincia. Bisanzio, per contro, ne ricevette
un impulso sostanziale: tanto più che, soprattutto
dopo Costantino, il processo disgregatore ad
Occidente si fece sempre più irreversibile,
inducendo gli imperatori romani a concentrare
pressoché tutte le attenzioni politiche ad Oriente,
dove la situazione poteva essere ancora ben
saldamente controllata tanto all'esterno che
all'interno. Tanto che, pur con alterne vicende,
I'Impero d'Oriente poté sopravvivere come entità
autonoma ed indipendente fino alle soglie dell'età
moderna.
La
nuova situazione politica non mancò di riflettersi,
naturalmente, sulle arti.
I
tipi di gioielli preferiti dai Bizantini erano
praticamente quegli stessi apprezzati dai Romani.
Gli orecchini si presentano in due forme basilari,
la mezzaluna ed il pendente. La prima non è
dissimile dal modello a forma di barca comune
durante la Grecia classica e presso gli Etruschi.
Ne sono stati trovati alcuni ricavati da fogli
d'oro e decorati con disegni geometrici in opus
interassile, altri in filigrana, altri ancora,
ed in numero maggiore, decorati con smalti in
cloisonné. L'orecchino a ciondolo ricorda gli
elaborati pendenti prodotti all'apogeo della
Grecia ellenistica, semplificati dai Romani
e nuovamente resi più complessi dai Bizantini.
Un
esemplare particolarmente bello si trova nel
Museo Archeologico di Istanbul. È composto da
un cerchio di filo d'oro, riempito per metà
con un disegno in filigrana e granulazione,
a cui è sospeso, per mezzo di tre catene, un
pezzo più grande di filigrana a forma di B distesa
su un fianco, che a sua volta sostiene 7 catene
con ciondoli di pietre preziose e perle barocche.
L'intero orecchino è tempestato di perle più
piccole, mentre la granulazione è usata per
gli spaziatori e le decorazioni. Un tipo di
orecchini a ciondolo, successivo a questo nel
tempo e conservato ad Atene, mostra un allontanamento
dal lavoro di traforo. Una volta ancora il modello
è sormontato da un anello d'oro, le pietre sono
fissate in cloisonné su di un foglio piuttosto
spesso, secondo un disegno rigidamente geometrico
decorato con una magnifica granulazione.
I
pendenti erano molto comuni: molti fra questi
venivano eseguiti in opus interassile, rotondi
o secondo un disegno geometrico incredibilmente
complesso. Una collana di questi dischi traforati
attribuita al IX secolo si trova al British
Museum. È costituita da due file di dischetti,
92 in tutto, che terminano con due più grandi.
La lavorazione di questi due pezzi è di una
perfezione tecnica veramente stupefacente. L'altra
forma di pendente usata era un medaglione che
veniva pure incorporato nelle collane assieme
con sfere di porcellana, perle ed altre pietre.
Sono
stati trovati pochi braccialetti, per la maggior
parte semplici: ampie fasce d'oro con intarsi
smaltati. Il miglior esempio sopravvissuto si
trova a Salonicco: risalente al IX secolo, ha
20 piccoli pannelli smaltati, con una predominanza
del blu, raffiguranti scene naturalistiche con
grande delicatezza e precisione ed incorniciate
con filigrana.
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