I POPOLI
DEL NORD
I Celti
Nel
VII secolo a. C., contemporaneamente all'affermarsi
della Grecia classica e della civiltà etrusca,
nell'Europa centrale troviamo i primi segni
di una nuova cultura, quella dei Celti.
Intorno
al V secolo, iniziò un periodo di espansione:
sostanziale unità formale. Le forme degli oggetti
erano quelle della cultura di Hallstatt, ma
col tempo subirono la sempre maggior influenza
degli Etruschi, dei Greci ellenistici e delle
tribù nomadi delle steppe.
I
collari, in questo periodo, rimasero un tipo
di gioiello molto comune, ma erano più complessi:
alcuni in un pezzo unico, altri costituiti da
due sezioni incernierate variarono dalla barra
attorcigliata con terminazioni sferiche lisce
a modelli complessi del tipo a corde con terminali
a forma di cerchione di ruota decorati con disegni
a sbalzo.
I
braccialetti erano per lo più analoghi ai collari,
naturalmente in misura ridotta.
Gli
anelli avevano uno stile completamente nuovo:
eliminato il castone, tradizionale nelle altre
civiltà, l'anello era costituito da una semplice
fascia decorata a sbalzo o con perle. I motivi
usati per ornare i gioielli celtici erano generalmente
non figurativi ed altamente stilizzati: una
caratteristica che sarebbe stata peculiare per
molti secoli.
Con
il consolidamento dell'Impero Romano iniziò
il declino della civiltà dei Celti. Nel I secolo
a. C. cadde il loro territorio più forte, la
Gallia, ed i Celti furono dispersi o assorbiti
dai Romani. La Britannia fu uno dei territori
favoriti dai Celti che emigravano dalla Gallia,
ma il loro punto d'appoggio in Inghilterra ebbe
breve vita. L'invasione della Britannia da parte
dei Romani li spinse ancor più ad occidente,
in Scozia, in Irlanda, nel Galles ed in Cornovaglia.
I ritrovamenti di gioielleria celtica di questo
periodo, che va dall'Età pre-cristiana agli
inizi dell'Età cristiana, sono troppo isolati
per poter ricavare un quadro completo della
loro arte; per fortuna il loro amore per l'ornamento
personale è stato riportato da alcuni storici
loro contemporanei. Diodoro, per esempio, scriveva:
" ...essi portano braccialetti ai polsi
ed alle braccia, attorno al collo spesse fasce
d'oro massiccio e portano anelli e persino tuniche
d'oro ". L'ultima voce menzionata, la tunica
d'oro, potrebbe spiegare uno dei manufatti in
oro più notevoli scoperto in Britannia: un enorme
foglio d'oro decorato, trovato avvolto attorno
ad uno scheletro. L'oggetto, che fu rinvenuto
nel 1833 a Mold, nel Nord del Galles, pesa più
di mezzo chilogrammo ed è decorato con intricati
disegni geometrici a sbalzo. Quando fu scoperto
era ridotto in parecchi pezzi ed i tentativi
compiuti per ricostruirlo diedero luogo a varie
ipotesi circa la sua funzione. Secondo una di
queste, doveva essere indossato sulle spalle
come una mantellina.
L'influenza
celtica nella Scozia, in Irlanda, nel Galles
ed in Cornovaglia rimase indisturbata durante
tutto il periodo romano: venne adottato il sistema
tradizionale celtico dei regni tribali e la
lingua gaelica divenne il linguaggio corrente.
La loro influenza rimase praticamente incontrastata
fina al X secolo, ed in Irlanda fino al XVI.
Durante i secoli successivi essi diedero molti
contributi significativi al mondo della gioielleria,
non ultima la spilla di Tara.
I Vichinghi
I
Vichinghi erano grandi mercanti: le loro vie
di commercio si estendevano fino a Bisanzio,
in Persia ed in India.
Le
indagini nelle prime sepolture scandinave ritrovate
fruttarono una certa quantità di gioielleria
ed altri oggetti fatti con metalli preziosi,
ma nessun era di origine scandinava. La maggior
parte degli oggetti era di origine greca, romana
e celtica, nazioni con le quali essi commerciavano
liberamente, esportando pelli, pellicce, latticini
e schiavi. Questi ritrovamenti furono di per
sé molto interessanti e comprendevano un eccezionale
monile originario della Russia orientale e parecchie
fibbie particolarmente belle. Fu durante il
grande periodo delle migrazioni che gli Scandinavi
conquistarono la loro autonomia dando luogo
ad un periodo di prosperità considerevole. Sono
state ritrovate grandi quantità di gioielleria,
particolarmente del V e VI secolo: gran parte
però era di qualità modesta, consistendo per
lo più in fasce non decorate ed anelli che forse
non avevano specifiche funzioni di ornamenti
personali.
Altri
ritrovamenti, comunque, provano che gli Scandinavi
svilupparono un'arte dallo stile altamente personale,
con radici classiche. I motivi prevalenti sono
di tipo naturalistico, soprattutto zoomorfi:
tuttavia, mentre alcuni dei primissimi lavori
erano nettamente figurativi, i successivi divennero
gradualmente così astratti che gli animali erano
quasi indecifrabili, fino a che intorno al IX
secolo essi divennero altamente stilizzati,
riflettendo soltanto il movimento degli animali.
Tecnicamente
gli orefici vichinghi erano di un'abilità sorprendente.
Essi svilupparono una nuova tecnica, il taglio
a schegge, che consisteva nell'incidere la superficie
di un foglio piatto di metallo con un bulino,
creando tante piccole facce che riflettevano
la luce. Altre tecniche usate erano la filigrana
e la lavorazione a sbalzo. A differenza delle
culture barbariche contemporanee, i Vichinghi
facevano un uso moderato di pietre preziose.
Un'illustrazione
interessante del movimento scandinavo verso
l'astrazione è stata ritrovata in quattro medaglioni
(una forma molto usata di ornamento personale)
appartenenti a diversi momenti di un periodo
che copre tre secoli. Il primo è formato dalla
testa di un imperatore romano circondata da
un disegno floreale a sbalzo, il secondo da
una testa più semplificata, il terzo da una
figura grottesca ed il quarto da un profilo
geometrico. Il disegno è praticamente lo stesso
per ciascuno di questi medaglioni (o bratteati),
eccetto che per la graduale dissoluzione dell'elemento
figurativo.
Forse
i più bei gioielli che siano mai stati scoperti
in Scandinavia sono due collari d'oro trovati
in Svezia, a Farjetstaden e ad Alleberg, ora
allo Statens Historiska Museet di Stoccolma.
Entrambi sono stati fabbricati probabilmente
nel VI secolo e certamente prima che il tema
animale fosse elaborato fino a diventare irriconoscibile.
Il collare di Alleberg è costruito in due sezioni
incernierate. Una sezione è composta da tre
tubetti d'oro, l'altra da tre barre piene. I
tubi sono riuniti insieme ad un'estremità e
le barre all'altra estremità; i due punti di
riunione sono quindi fissati con una cerniera
in modo che quando il collare è chiuso le barre
entrano nei tubetti, formando un cerchio completo.
I tubi e le barre sono decorati con complessi
anelli ad intervalli regolari ed il pezzo intero
è abbellito con una filigrana, di notevole raffinatezza,
in fili imperlati. Gli spazi vuoti fra i tubi
e fra le barre sono riempiti con minuscoli animali
e visi. Il collare di Farjestaden è di struttura
pressoché identica, ma è più alto e comprende
otto tubi, invece di tre. La lavorazione è superba
in entrambi i collari, che sembrano fatti su
disegno scandinavo da orefici stranieri. Questi
collari, insieme con altri ritrovamenti del
VI secolo, sono l'apice della tecnica scandinava
della lavorazione dell'oro.
Gli
oggetti rinvenuti in ritrovamenti successivi
sono sempre più semplici; in particolare alcuni
dei braccialetti del tipo ad anello, trovati
in un enorme tesoro sull'isola di Gotland e
decorati con semplici e chiari disegni geometrici.
I Barbari
Durante
il periodo che va dal crollo dell'Impero Romano
al consolidamento di quello Bizantino popolazioni
seminomadi occuparono gran parte dell'Europa
sud-occidentale.
Il
miglior modo per visualizzare la gioielleria
barbara è quello di ripercorrere le singole
scoperte archeologiche; si possono fare però
alcune osservazioni di carattere generale circa
i tipi di gioielli e le tecniche impiegate,
praticamente comuni a tutti gli oggetti ritrovati.
Il tipo più comune è il fermaglio. Ne sono stati
trovati vari tipi: spille, fermagli da spalla,
fibbie per cintura e fermagli per mantello.
Se si pensa che tutte queste popolazioni erano
praticamente in uno stato continuo di guerra,
di divisione, di migrazione, si comprende facilmente
come la gioielleria che essi producevano dovesse
essere di natura pratica e come essa fosse in
parte legata alla produzione delle armi.
Altri
tipi di gioielli rinvenuti sono le collane,
i pendagli e ornamenti tubolari per il collo
simili al collare celtico.
Meno
comuni sono gli orecchini pendenti, reminescenze
degli stili del tardo Impero Romano e primo
Bizantino.
Altri
oggetti senz'altro prodotti esclusivamente per
le sepolture reali, come le corone, non possono
essere considerati parte dello standard generale
di fabbricazione della gioielleria barbarica,
sebbene vi siano indicazioni che presso di loro
il patrocinio reale delle arti orafe aveva raggiunto
gradi di esclusività con eguali solo in alcuni
periodi dell'Antico Egitto.
Gli
artigiani barbari avevano la padronanza completa
di tutte le tecniche sviluppate dalle civiltà
precedenti. Nei loro gioielli ritroviamo la
lavorazione a sbalzo, la filigrana, la granulazione,
gli smalti ed il lavoro a traforo, ma è soprattutto
per l'intarsio che essi sono rimasti famosi.
Tutte le tribù barbare avevano una grande passione
per il colore (forse di derivazione orientale)
e, a differenza dei disegnatori bizantini, essi
coprivano l'intera superficie degli oggetti
con minuscole forme geometriche ottenute con
pietre preziose o con smalti. Levigavano quindi
queste pietre appiattendole e portandole a livello
con le loro sedi in cloisonné: l'effetto di
questo uso di pietre piatte, separate soltanto
dalle sottili lamine dei cloisons, può essere
paragonato a quello di una vetrata in miniatura
o di un mosaico policromo. Dai tempi del Medio
Regno egizio la tecnica della lavorazione delle
pietre non era più stata usata con tanta abilità
e raffinatezza.
I
disegni decorativi erano una mescolanza di intricati
motivi geometrici, di uccelli e di disegni naturalistici;
la figura umana appariva solo raramente nella
loro gioielleria.
I
materiali usati, le pietre soprattutto, comuni
in certe regioni più che in altre, sono gli
unici elementi attraverso i quali si può distinguere
la gioielleria prodotta dalle diverse popolazioni.
Al
nord l'oro veniva usato con minore frequenza
e si può quindi supporre che vi si trovasse
in quantità limitate; la pietra più usata era
il granato.
In
Spagna l'oro veniva usato con maggiore frequenza,
così come le perle e gli zaffiri, indice questo
che i Visigoti avevano stabilito vie di commercio
con il Mediterraneo orientale e l'Asia Minore.
È
difficile stabilire il significato dei gioielli
prodotti dai Barbari; la complessità di alcuni
dei disegni geometrici, ripetuti più volte,
indicherebbe che essi avevano qualche valore
magico.
Uno
dei primissimi tesori barbarici rinvenuti fu
scoperto accidentalmente nel 1653, da un operaio,
vicino a Tournai, in Francia. Egli trovò il
tesoro ed i resti di Childerico I, fondatore
della dinastia merovingia e primo vero sovrano
di Francia, sepolto nel 481. Childerico indossava
ancora tutte le sue insegne reali: magnifici
abiti decorati con 300 cicale d'oro, fibbie,
spade e braccialetti, tutti d'oro intarsiato
con granati in cloisonné. Luigi XIV, re di Francia,
vide in questa scoperta una prova dell'antica
ed illustre storia di Francia e fece conservare
i gioielli nella Bibliothèque Nationale a Parigi,
dove si trovano tuttora. Quando divenne imperatore,
Napoleone Bonaparte, nell'emulazione dei grandi
sovrani dell'antica Francia, fece disegnare
le sue insegne sulla base degli oggetti trovati
nella tomba di Childerico.
Un
altro tesoro ancor più antico dell'arte barbara
fu trovato per caso, ancora una volta, in Romania,
all'inizio del XIX secolo. Quando le autorità
seppero della scoperta, solamente 12 pezzi erano
rimasti ancora intatti. Questi pezzi, che costituiscono
il tesoro di Petrossa (IV secolo d. C.), si
trovano nel Museo Nazionale di Storia di Bucarest.
Dei pezzi sopravvissuti la maggior parte sono
fibbie, una delle quali è senz'altro il più
bel gioiello prodotto dagli artigiani barbari.
Molto grande (più di 30 centimetri in lunghezza),
ha la forma di un rapace: la testa e il collo
sono scolpiti da un unico pezzo, con piume ritagliate
in opus interassile; il corpo e il petto sono
scolpiti in rilievo e tempestati di pietre preziose
incastonate in cloisonné; sotto la magnifica
bestia, a quattro catene d'oro sono sospesi
quattro pezzi di quarzo perfettamente levigato.
Il vigore rappresentativo e l'intenso naturalismo
con cui l'artigiano ha ritratto l'uccello non
si erano più visti dallo " stile
animale " degli Sciti 1000 anni prima.
Nel
XIX secolo vicino a Toledo, in Spagna, fu scoperto
uno dei più insoliti esempi di lavorazione in
oro dei Barbari, normalmente identificato come
il " Tesoro di Guarrazar ".
Fra i pezzi ritrovati vi erano 12 corone d'oro,
tutte di un peso considerevole. Per fabbricarle
erano state usate varie tecniche: la lavorazione
a sbalzo, l'opus interassile, la cesellatura;
parecchie erano incrostate con pietre preziose
o semipreziose e tutte, senza eccezione alcuna,
avevano pendagli di pietre o lettere ritagliate
da fogli d'oro. Queste corone sono state identificate
come appartenenti a Svinthila (621-631) e Reccesvinth
(646-671), due re visigoti. E' singolare il
fatto che tutte le corone portavano attaccate
delle catene, per mezzo delle quali potevano
essere sospese al soffitto: questo ha suggerito
l'ipotesi che venissero fabbricate con funzione
simbolica o rituale.
La
più bella e più completa collezione di gioielleria
pagana non fu dissotterrata che verso la fine
del 1939, a Sutton Hoo. La sepoltura di Sutton
Hoo conteneva le insegne reali di un re anglosassone
dell'Anglia orientale del VII secolo. A forma
di nave, non dissimile da quelle usate dai Vichinghi,
fu scoperta in un'altura sabbiosa vicino a Woodbridge
nel Suffolk, in Inghilterra. Non furono trovati
resti umani e così si pensò che fosse un cenotafio
piuttosto che una tomba, ma il contenuto era
di una bellezza stupefacente come pure di un'immensa
importanza archeologica. Ancora una volta si
è ritrovata una gran quantità di fermagli di
vario tipo, di semplice disegno, ma con splendide
decorazioni. Il pezzo più bello è un fermaglio
da spalla in due parti incernierate, con complessi
disegni geometrici messi in evidenza con smalti
in cloisonné di colore rosso e blu. La lavorazione
è talmente preziosa ed elaborata che in un quarto
di centimetro quadrato vi sono 20 quadrati separati
in differenti smalti, che compongono uno schema
a scacchiera. Molto bella è anche una fibbia
per cintura, d'oro cesellato, intarsiata con
la lavorazione a niello e decorata con tre rivetti
d'oro.
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