I Romani
La
prima autentica gioielleria romana venne prodotta
all'inizio del Periodo Imperiale (circa nel
27 a. C.), quando la politica interna di Roma
subì una profonda riorganizzazione. La gioielleria
fabbricata nei primi due secoli deve le sue
origini alla Grecia ellenistica, sia per la
forma che per la lavorazione, ma, col passare
del tempo, l'amore dei Romani per la grandezza
e la semplicità vinse la tradizionale delicatezza
ed intimità dello stile greco.
Intorno
al II secolo d. C. gli orefici romani sembrarono
essersi completamente liberati dal retaggio
greco. Essi introdussero nella loro produzione
due nuove tecniche. Una è quella dell'opus interassile,
un disegno reso a traforo su fogli d'oro, eseguito
con un bulino. All'inizio il lavoro prodotto
con questa tecnica era relativamente semplice,
a volte persino grezzo; ma col perfezionamento
della tecnica divenne sempre più sofisticato
e pose le basi per i magnifici trafori prodotti
durante l'Impero Bizantino. L'altra tecnica
fu il niello già comunemente usata in Grecia
per decorare le armi. I Romani furono i primi
ad introdurre il niello nelle decorazioni per
la gioielleria.
Un'altra
importante caratteristica della gioielleria
romana fu l'intenso interesse per il colore.
Essi usavano praticamente tutte le pietre preziose
e semipreziose reperibili ai giorni nostri.
Gli smeraldi venivano importati dalle miniere
dell'Egitto, i granati dall'Europa orientale;
anche gli zaffiri, i topazi, le perle, le agate
ed i diamanti grezzi venivano normalmente
usati. Le pietre meno dure venivano tagliate
a cabochon e levigate, mentre per le più dure
veniva messo in rilievo, attraverso la lucidatura
ed una regolarizzazione approssimativa, il loro
naturale aspetto cristallino. Il rifiuto di
una linea di austerità, insieme con la sempre
maggior facilità di reperire l'oro, tolse tutte
le limitazioni al possesso di gioielli, che
divennero ben presto un mezzo per distinguere
le classi sociali. Petronio, in un passaggio
del Satyricon, descrive l'atteggiamento volgare
dei "nuovi ricchi" nei confronti delle
loro ricchezze, il primo caso registrato di
"esibizione del proprio stato sociale al
vicino di casa": "...Fortuna tolse
i braccialetti dalle sue grasse braccia mostrandoli
a Scintilla, che li ammirò. Quindi slacciò le
cavigliere e tolse la rete dai capelli che aveva
detto essere di oro puro. Trimalcione guardò
e disse: - Ecco i gioielli delle donne. Questa
è la maniera con cui derubano noi poveri pazzi.
Deve averne addosso almeno tre chili".
Petronio prosegue descrivendo un braccialetto
d'oro di Trimalcione, che pesava almeno 4,5
chilogrammi.
Testimonianze
come questa non ci danno solo l'idea della funzione
della gioielleria, ma, assieme con le pitture
e le sculture, ci forniscono un quadro della
gamma e dell'aspetto degli oggetti prodotti.
Anche per i Romani si deve però affrontare il
problema della scarsità di esemplari ritrovati.
L'oreficeria
romana del I secolo d. C. è documentata in parte
dai ritrovamenti di Ercolano e Pompei. Gli ornamenti
per il capo continuavano ad essere usati, sebbene
fossero destinati a passare di moda. Gli esemplari
di ghirlande ritrovate sono più simili a quelle
etrusche che a quelle elleniche, stilizzate
piuttosto che realistiche, mentre i pochi diademi
che sono stati riportati alla luce sono del
tipo a fascia lavorata a sbalzo, comune in Grecia.
I
nuovi tipi di orecchini sembrano essere di origine
mista. Un tipo, quello a palla, è costituito
da una semisfera liscia d'oro, talora decorata
con pietre preziose incastonate (esemplari al
Museo Nazionale di Napoli, provenienti da Pompei),
fissata all'orecchio da un semplice filo d'oro.
L'altro, il tipo a candeliere, è costituito
da una larga pietra incastonata nell'oro con
tre altre pietre disposte come pendenti, articolate
in modo da tintinnare quando chi le indossava
muoveva la testa. Altri sono del tipo a cerchio,
così comune presso gli Etruschi e nella Grecia
ellenistica.
Il
modello di collana più usato venne pure derivato
dai Greci: una semplice catena di pietre incastonate
e disposte simmetricamente. I due apporti dei
Romani a questo modello di collana furono l'uso
di una gamma più varia di pietre e l'aggiunta
di pannelli di opus interassile. L'uso di catene,
sia semplici sia complesse, continuò nel favore
della popolazione, ma con ornamenti decorati
molto meno pesantemente; la forma favorita di
elaborazione delle collane a catena era l'aggiunta
di un medaglione o di una moneta come ciondolo.
Il
tema delle monete venne usato anche negli anelli.
Se vogliamo giudicare dal numero enorme di esemplari
ritrovati, gli anelli erano la forma più popolare
di gioielleria durante il Periodo Imperiale.
Una testimonianza dell'epoca, tuttavia da accettarsi
con molte riserve, riferisce di un uomo che
portava sei anelli su ogni dito. Ciò che è sicuro
è che l'usanza di portare due o più anelli era
molto comune, così come lo era collezionarne.
In un primo tempo gli anelli venivano usati
dai Romani come segno di fidanzamento o di matrimonio,
venivano assegnati per atti di benemerenza,
o usati come segno di riconoscimento secondo
la moda creata dagli Egizi più di 2000 anni
prima. Erano comuni gli anelli singoli, come
lo erano le fascette di opus interassile e gli
anelli simili alle "fedine" di oggi,
con le pietre collocate tutt'attorno ad una
semplice fascetta. Gli anelli portavano anche
alcune delle più interessanti pietre intagliate
e cammei mai prodotti.
L'influsso
ellenistico è ancora visibile nei modelli dei
braccialetti — caratterizzati dalla frequente
introduzione del nodo di Eracle e della figurazione
del serpente — ad eccezione del braccialetto
a palla. Esso consiste in due file di palle
d'oro lisce, dello stesso tipo di quelle usate
negli orecchini precedentemente menzionati,
unite assieme per formare una catena flessibile.
I braccialetti ad opus interassile venivano
o lasciati lisci con pietre collocate in plique-à-jour,
oppure recavano incastonate pietre colorate.
Va
infine rilevato che, al di là della sua relativa
semplicità (e talora anche della sua non eccessiva
raffinatezza tecnica), la gioielleria romana
contribuì almeno per due motivi allo sviluppo
di quella successiva, in particolare di quella
bizantina.
In
primo luogo, i Romani spostarono l'interesse
della moda dall'oro alle pietre preziose; secondariamente,
interruppero la crescente eccessiva elaborazione
dei modelli e incoraggiarono una nitidezza e
semplicità di linee le quali erano state le
caratteristiche più rappresentative degli orefici
sumeri, ben 3000 anni prima di loro.
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