I GIOIELLI
DELL'EPOCA PREISTORICA E DEI POPOLI PRIMITIVI
Fin
dagli albori delle civiltà, i gioielli sono
stati per l'uomo gli oggetti con i quali ha
cercato di compensare le sue insicurezze fondamentali:
la vanità, la superstizione ed il desiderio
di ricchezza materiale. Caricati di volta in
volta di significati propiziatori, di identificazione
sociale, oppure semplicemente goduti come oggetti
tesaurizzabili, i gioielli costituiscono una
traccia fondamentale — spesso più duratura di
altre testimonianze — per la ricostruzione della
storia dell'uomo attraverso le sue credenze
e le sue superstizioni, i suoi costumi e le
sue strutture economiche, le sue conoscenze
tecnologiche e i suoi interessi estetici.
Su
di essi archeologi e antropologi cercano di
ricostruire il patrimonio di cultura delle civiltà
che ci hanno preceduto: e talvolta, dove vengono
a mancare testimonianze più deperibili, i gioielli,
e più generalmente l'ornamentazione personale,
per l'essere costituiti in materiali scarsamente
corruttibili, come l'oro o le pietre dure, ad
esempio, sono divenuti essenziali anelli di
congiunzione per il processo conoscitivo.
Tracce
di ornamentazione personale sono state rinvenute
per epoche precedenti al Paleolitico stesso:
tuttavia con caratteri di objets trouvés, quali
denti d'animali, ciottoli, scheletri di pesci,
ecc., in cui l'uomo era intervenuto, praticando
fori, facendo passare corde dentro di questi,
in modo da poter rendere "indossabili
" tali oggetti. Per trovare invece esemplari
"lavorati" in senso stretto bisogna
giungere invece al Paleolitico.
I
pezzi più antichi giunti fino a noi sono tre
collane di lische di pesce rinvenute in una
tomba presso Monaco e fabbricate tra il 25.000
ed il 18.000 a. C. Esse appartengono alla cultura
aurignaziana e sono conservati nel Museo di
Saint-Germain-en-Laye. Un altro ritrovamento
di oggetti molto antichi è quello di Predmost,
in Cecoslovacchia: in una fossa comune, delimitata
da mandibole di mammut, sono stati trovati dei
corpi ognuno dei quali era ornato con una collana
di sferette di avorio.
Più
numerosi sono i ritrovamenti di oggetti risalenti
tra il 15.000 e il 5000 a. C., ed evidenti sono
i progressi tecnici compiuti: le pietre sono
forate, levigate e lucidate con maggior accuratezza;
il gioielliere rimase infatti prettamente un
lapidario (tagliatore o levigatore di pietre)
fino all'Età del bronzo ed alla scoperta delle
tecniche di lavorazione dei metalli. Naturalmente
non sappiamo con certezza quale fosse il significato
di questi primi gioielli, ma l'uso di objets
trouvés è sopravvissuto alla tecnologia dell'Età
del bronzo.
La
funzione tuttavia più verosimile di questi ornamenti
resta probabilmente quella di fungere da amuleti,
secondo processi mentali di associazione che
possiamo riscontrare anche in epoche posteriori
e presso culture tecnologicamente non arretrate.
Le conchiglie, ad esempio, largamente impiegate
nel Neolitico, continuarono ad essere indossate
dalle donne egizie durante tutto il Periodo
Dinastico come protezione contro la sterilità.
D'altra parte la funzione apotropaica degli
oggetti di ornamentazione personale si può tuttora
riscontrare in popolazioni che, per la loro
situazione tecnologica arretrata, rappresentano
(pur con tutti i limiti ed i possibili equivoci
che possono essere attribuiti per analogia a
fenomeni appartenenti ad altri contesti culturali)
dei veri e propri "laboratori viventi"
per la ricerca scientifica su culture ormai
scomparse.
Dallo
studio di queste strutture cosiddette "primitive"
si deriva spesso che la funzione apotropaica
assegnata agli oggetti di ornamentazione personale
si associa talora al concetto di rarità dell'oggetto
stesso: di conseguenza si sviluppa la tendenza
all'appropriazione, mediante esso, dei suoi
valori; ne deriva quindi un carattere "distintivo"
per il suo possessore. Distinzione questa che
può configurarsi tanto sul piano deilla funzione
sociale del possessore (segni di comando, ecc.),
quanto su quello della sua appartenenza ad una
"classe" (sacerdoti, guerrieri, cacciatori,
ecc.: tuttavia il concetto di classe é solo
in parte attribuibile a società con strutture
sociali ancora relati vamente omogenee). Banalmente,
ad esempio, una fila di denti di animale poteva
divenire simbolo di forza fisica e, allo stesso
tempo, indicare l'appartenenza alla classe dei
"cacciatori".
Alla
gioielleria primitiva vengono associate funzioni
talvolta perfino grottesche. Alcune tribù africane
portan enormi labrets (dischi inseriti fra le
labbra, che ne risultano così deformate) così
grandi da rendere difficile, e persino doloroso,
parlare e mangiare. Agli uomini, questo ornamentc
serve per apparire più terrificanti in battaglia,
alle donne per diventare cosi indesiderabili
da far passare la voglia ad altre tribù di rapirle.
Lo stesso effetto viene raggiunto portando degli
anelli al collo, come nel caso delle donne-giraffa:
ogni anno, fin dall'infanzia, viene aggiunto
un anello finché il collo si allunga smisuratamente.
La
storia della gioielleria copre un lungo periodo
di tempo e studia le testimonianze di centinaia
di civiltà. È perciò necessario, per delimitarne
e individuarne gli aspetti principali, restringere
l'area di studio ad alcuni tipi d gioielleria.
È pertanto impossibile, nei limiti imposti da
questa trattazione, esaminare in modo specifico
l'ornamentazione primitiva (e anche popolare),
soprattutto per le molteplici caratterizzazioni,
cui abbiamo accennato, che eccedono dall'ambito
limitato del problema della gioielleria in senso
stretto. I gioiell sono intesi, per definizione,
come oggetti caratterizzati da un linguaggio
formale e, allo stesso tempo, dalla loro preziosità,
oltre che dalla eventuale funzione magica; è
perciò con l'Età del bronzo e con la scoperta
dell'oro (che soddisfa tutti e tre i requisiti)
che può essere fatta iniziare in senso stretto
la storia della gioielleria.
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